Terapia di famiglia - Silvia Balconi Psicologa
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Terapia della Famiglia

La famiglia è l’istituzione fondamentale di ogni società umana e il mezzo principale attraverso cui questa si riproduce, sia sul piano biologico che su quello sociale. Secondo l’orientamento Sistemico-Relazionale, cui aderisco, la famiglia è inoltre un sistema, cioè un’entità diversa dalla somma dei singoli elementi che la compongono, in quanto è caratterizzata da una serie complessa di regole, ruoli e modalità di funzionamento, dati dalla loro peculiare e irripetibile interazione. Potrei spiegare meglio questo concetto con un esempio, che faccio spesso in studio con le persone che richiedono una Terapia della Famiglia.

Pensiamo a una squadra di calcio. Sappiamo bene che la qualità di una squadra è qualcosa di più della somma del valore dei singoli giocatori, data da quel particolare amalgama che si crea tra singoli elementi che imparano relazionarsi e a muoversi, non in funzione di loro stessi, bensì in funzione di un insieme. La squadra diventa così un’entità a sé stante rispetto ai singoli elementi, tanto che se togliamo un giocatore o ne modifichiamo la posizione in campo, tutti gli giocatori devono adattarsi a questo cambiamento, modificando il loro ruolo. Questo accade anche in una famiglia, dove il comportamento di un componente è in rapporto con il comportamento di tutti gli altri e qualsiasi cambiamento in un elemento si ripercuote su tutto il resto del sistema, in base a un principio di causalità che non è più lineare bensì circolare.

Circolare nel senso che ogni comportamento di un elemento è al contempo causa ed effetto del comportamento dell’altro: lo influenza ma ne è a sua volta influenzato. Motivo per cui non si può realmente comprendere il comportamento o il problema di un elemento senza metterlo in relazione con il resto del sistema. La Terapia della Famiglia è un modello di psicoterapia che mira a comprendere le dinamiche relazionali tra i suoi membri per poi modificarle, con una duplice finalità: aiutare la persona che più di tutti nel sistema manifesta il problema o il disagio e, al contempo, migliorare le relazioni del sistema-famiglia per raggiungere il benessere di ciascun membro.

La Terapia famigliare quindi può essere un valido aiuto sia per il singolo sia per la famiglia; sia di fronte a problemi o situazioni di particolare sofferenza, sia nei passaggi critici che normalmente si presentano nella vita.

Educazione dei Figli

“I tuoi figli non sono figli tuoi, sono i figli e le figlie della vita stessa. Tu li metti al mondo ma non li crei. Sono vicini a te ma non sono cosa tua. Puoi dar loro tutto il tuo amore, ma non le tue idee, perché essi hanno le proprie idee. Tu puoi dare dimora al loro corpo, non alla loro anima, perché la loro anima abita nella casa dell’avvenire, dove a te non è dato entrare, neppure con il sogno. Puoi cercare di somigliare a loro, ma non volere che essi somiglino a te, perché la loro vita non ritorna indietro e non si ferma a ieri. Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani”.

Khalil Gibram

Regole, ruoli e modalità di funzionamento all’interno del sistema famiglia non sono dati una volta per sempre, bensì devono necessariamente evolvere nelle diverse fasi del ciclo di vita degli individui, di pari passo con l’evoluzione di questi ultimi. Il funzionamento di una coppia di novelli sposi è molto diverso da una famiglia con figli piccoli e a sua volta si differenzia da una con figli in età adolescenziale. Ognuno di questi passaggi evolutivi comporta una rivoluzione significativa del sistema intero, nel senso che le regole, i ruoli e le modalità di funzionamento della famiglia non potranno essere le stesse da una fase all’altra, ma dovranno necessariamente modificarsi. Questa transizione da una fase all’altra, in circostanze particolari, può risultare particolarmente faticosa e problematica. Un passaggio evolutivo che risulta particolarmente critico per molte famiglie è l’ingresso dei figli nella famigerata “fase adolescenziale”. In tutti questi casi può essere d’aiuto una consulenza familiare.

 

 

Mauro era un diciassettenne molto timido e inibito.
Venne da me anni fa accompagnato dai genitori, preoccupati del fatto che il ragazzo era molto chiuso, viveva con grande ansia e senso di inadeguatezza i rapporti con gli altri. Così decisero di chiedere il consulto di un professionista che si occupasse di educazione dei figli. Ciò che mi colpì fu che, nelle sedute individuali, il ragazzo veniva accompagnato all’andata e al ritorno dai genitori, che rimanevano in sala d’attesa nel corso del colloquio.
Allo stesso modo lo accompagnavano a scuola, come avrebbero fatto con un bambino o un ragazzino di età decisamente inferiore. Come si evince da questo esempio, se un adolescente soffre di una forte ansia e i membri della sua famiglia, essendone consapevoli, lo proteggono in maniera eccessiva – evitandogli costantemente il confronto con le sue paure – egli tenderà ad alimentare la sua ansia e contemporaneamente dipenderà in maniera sempre maggiore dai membri della famiglia.

In questo caso i due comportamenti disfunzionali della famiglia (ansia del ragazzo e atteggiamento iperprotettivo della famiglia), all’interno di una dinamica circolare, sono contemporaneamente causa ed effetto gli uni rispetto agli altri.
Nel senso che l’ansia del ragazzo alimenta l’atteggiamento iperprotettivo dei genitori, che a sua volta aumenta l’ansia e così potenzialmente all’infinito.

La Terapia familiare, in una situazione come questa, può risultare efficace per risolvere tali problematiche, in quanto agisce contemporaneamente a livello del singolo – lavorando sul suo processo di differenziazione dalla famiglia e sul consolidamento della sua autostima – e a livello del sistema-famiglia – aiutando i genitori a gestire la propria apprensività e sostenendo il ragazzo nel suo percorso di autonomia – anziché iper-proteggerlo in virtù delle sue difficoltà.

 

Educazione dei figli: Conflitto intergenerazionale
Altre volte il rapporto genitori-adolescente acquisisce le modalità di un vero e proprio conflitto intergenerazionale che tocca livelli di tensione molto elevati. Questo è il caso di due genitori, duramente messi alla prova dal figlio, che anni fa vennero a chiedere aiuto presso il mio studio di Torino.

Federico, diciottenne, assumeva in casa atteggiamenti sfidanti e provocatori, in particolare rivolti alla madre, che talvolta sfociavano in vere e proprie esplosioni d’ira, con comportamenti distruttivi verso gli oggetti e minacce fisiche.

I genitori avevano tentato con il figlio tutte le strade possibili, dal “prenderlo con le buone” ai provvedimenti più severi e sanzionatori, ma non riuscivano a trovare un modo efficace per comunicare con lui e ottenere il rispetto di minime regole di convivenza, così chiesero il mio supporto per gestire meglio l’educazione del ragazzo.

La proposta di un intervento di tipo individuale, considerato l’atteggiamento oppositivo di Federico, poteva essere essere rifiutata e interpretata dal ragazzo come l’ennesima imposizione dei genitori, quindi non avrebbe prodotto i risultati sperati.
Il fatto che si trattasse di una Terapia di tipo familiare ha reso più facile per il ragazzo accettare il percorso e ha prodotto risultati soddisfacenti per tutto il sistema famiglia.

La Terapia familiare – proponendo sedute con l’intero nucleo alternate a: colloqui individuali con il ragazzo e sedute con i genitori – ha permesso di attuare un intervento complesso su più fronti.

L’approccio Sistemico-Relazionale nel lavoro con gli adolescenti, ha il vantaggio di farli sentire attivamente coinvolti in un percorso, anziché trattarli come soggetti passivi o peggio come i “portatori di un problema“.

L’obiettivo della terapia o dei percorsi che propongo per l’educazione dei figli a Torino infatti sarà: non solo comprendere le problematiche relazionali del ragazzo, ma metterle in rapporto con le dinamiche familiari che possono essere alla base del disagio dell’adolescente e del sistema intero.

Alla luce di queste considerazioni, in questa specifica situazione, ho lavorato con Federico sull’elaborazione e il contenimento della sua rabbia, ma anche insieme ai genitori per migliorare il loro modo di “fare squadra” nel approcciare le difficoltà di relazione con il figlio, allo scopo di rafforzare la loro autorità genitoriale.
Infine ho lavorato insieme all’intero nucleo, per migliorare complessivamente il loro modo di interagire e comunicare.

Rapporto Genitori-Figli

“Tutte le famiglie felici si assomigliano tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”.

Lev Tolstoj

Chiara aveva quattordici anni quando i genitori le avevano dichiarato il loro proposito di separarsi. Da allora aveva cominciato ad accusare attacchi di panico che interferivano pesantemente con la sua vita scolastica e di relazione. Spaventati per lo stato di salute della figlia, i genitori avevano deciso di rimandare momentaneamente la separazione, ma la convivenza forzata sfociava spesso in violenti litigi. La situazione era piuttosto critica, così mi contattarono per lavorare sul loro rapporto genitori figli.

Sintomi ansiosi, come quelli di Chiara – così come anche stati depressivi, disturbi psicosomatici e altre manifestazioni di disagio – spesso affondano le loro radici e si alimentano all’interno dei contesti relazionali dentro ai quali viviamo, primo tra tutti la famiglia, motivo per cui non possono essere compresi e trattati solo in un’ottica individuale. Spesso tali manifestazioni, prima di essere l’espressione del disagio del singolo, sono il sintomo di una sofferenza o di una disfunzione del sistema familiare. Nel caso di Chiara il sintomo ansioso svolgeva, su un piano inconscio, una duplice funzione: esprimere il disagio della ragazza e del sistema-famiglia per la separazione imminente e, congiuntamente, svolgeva una funzione omeostatica (di equilibrio) sul sistema stesso, cercando di impedire la separazione.

I genitori sono costretti a rimanere insieme quanto meno nella preoccupazione verso il sintomo della figlia… In una situazione come questa un intervento individuale su Chiara avrebbe agito sui suoi sintomi, ma non sulle dinamiche relazionali e sulle cause che erano alla base del sintomo. Chiara non avrebbe mai potuto “rinunciare” al sintomo perché era ciò che le permetteva di tenere ancora unita la sua famiglia, motivo per cui inconsciamente lo riproduceva.

Nel lavorare sul rapporto genitori figli è stato possibile agire a un duplice livello:

  • Su Chiara: per aiutarla a elaborare il dolore per la separazione, esplicitando il suo disagio senza ricorrere al sintomo;
  • Sul sistema–famiglia: per gestire meglio dal punto di vista comunicativo e relazionale questo difficile periodo di transizione, limitando il più possibile le conflittualità.

Educazione dei Figli

“I tuoi figli non sono figli tuoi, sono i figli e le figlie della vita stessa. Tu li metti al mondo ma non li crei. Sono vicini a te ma non sono cosa tua. Puoi dar loro tutto il tuo amore, ma non le tue idee, perché essi hanno le proprie idee. Tu puoi dare dimora al loro corpo, non alla loro anima, perché la loro anima abita nella casa dell’avvenire, dove a te non è dato entrare, neppure con il sogno. Puoi cercare di somigliare a loro, ma non volere che essi somiglino a te, perché la loro vita non ritorna indietro e non si ferma a ieri. Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani”.

Khalil Gibram

Regole, ruoli e modalità di funzionamento all’interno del sistema famiglia non sono dati una volta per sempre, bensì devono necessariamente evolvere nelle diverse fasi del ciclo di vita degli individui, di pari passo con l’evoluzione di questi ultimi. Il funzionamento di una coppia di novelli sposi è molto diverso da una famiglia con figli piccoli e a sua volta si differenzia da una con figli in età adolescenziale. Ognuno di questi passaggi evolutivi comporta una rivoluzione significativa del sistema intero, nel senso che le regole, i ruoli e le modalità di funzionamento della famiglia non potranno essere le stesse da una fase all’altra, ma dovranno necessariamente modificarsi. Questa transizione da una fase all’altra, in circostanze particolari, può risultare particolarmente faticosa e problematica. Un passaggio evolutivo che risulta particolarmente critico per molte famiglie è l’ingresso dei figli nella famigerata “fase adolescenziale”. In tutti questi casi può essere d’aiuto una consulenza familiare.

 

 

Mauro era un diciassettenne molto timido e inibito.
Venne da me anni fa accompagnato dai genitori, preoccupati del fatto che il ragazzo era molto chiuso, viveva con grande ansia e senso di inadeguatezza i rapporti con gli altri. Così decisero di chiedere il consulto di un professionista che si occupasse di educazione dei figli. Ciò che mi colpì fu che, nelle sedute individuali, il ragazzo veniva accompagnato all’andata e al ritorno dai genitori, che rimanevano in sala d’attesa nel corso del colloquio.
Allo stesso modo lo accompagnavano a scuola, come avrebbero fatto con un bambino o un ragazzino di età decisamente inferiore. Come si evince da questo esempio, se un adolescente soffre di una forte ansia e i membri della sua famiglia, essendone consapevoli, lo proteggono in maniera eccessiva – evitandogli costantemente il confronto con le sue paure – egli tenderà ad alimentare la sua ansia e contemporaneamente dipenderà in maniera sempre maggiore dai membri della famiglia.

In questo caso i due comportamenti disfunzionali della famiglia (ansia del ragazzo e atteggiamento iperprotettivo della famiglia), all’interno di una dinamica circolare, sono contemporaneamente causa ed effetto gli uni rispetto agli altri.
Nel senso che l’ansia del ragazzo alimenta l’atteggiamento iperprotettivo dei genitori, che a sua volta aumenta l’ansia e così potenzialmente all’infinito.

La Terapia familiare, in una situazione come questa, può risultare efficace per risolvere tali problematiche, in quanto agisce contemporaneamente a livello del singolo – lavorando sul suo processo di differenziazione dalla famiglia e sul consolidamento della sua autostima – e a livello del sistema-famiglia – aiutando i genitori a gestire la propria apprensività e sostenendo il ragazzo nel suo percorso di autonomia – anziché iper-proteggerlo in virtù delle sue difficoltà.

 

Educazione dei figli: Conflitto intergenerazionale
Altre volte il rapporto genitori-adolescente acquisisce le modalità di un vero e proprio conflitto intergenerazionale che tocca livelli di tensione molto elevati. Questo è il caso di due genitori, duramente messi alla prova dal figlio, che anni fa vennero a chiedere aiuto presso il mio studio di Torino.

Federico, diciottenne, assumeva in casa atteggiamenti sfidanti e provocatori, in particolare rivolti alla madre, che talvolta sfociavano in vere e proprie esplosioni d’ira, con comportamenti distruttivi verso gli oggetti e minacce fisiche.

I genitori avevano tentato con il figlio tutte le strade possibili, dal “prenderlo con le buone” ai provvedimenti più severi e sanzionatori, ma non riuscivano a trovare un modo efficace per comunicare con lui e ottenere il rispetto di minime regole di convivenza, così chiesero il mio supporto per gestire meglio l’educazione del ragazzo.

La proposta di un intervento di tipo individuale, considerato l’atteggiamento oppositivo di Federico, poteva essere essere rifiutata e interpretata dal ragazzo come l’ennesima imposizione dei genitori, quindi non avrebbe prodotto i risultati sperati.
Il fatto che si trattasse di una Terapia di tipo familiare ha reso più facile per il ragazzo accettare il percorso e ha prodotto risultati soddisfacenti per tutto il sistema famiglia.

La Terapia familiare – proponendo sedute con l’intero nucleo alternate a: colloqui individuali con il ragazzo e sedute con i genitori – ha permesso di attuare un intervento complesso su più fronti.

L’approccio Sistemico-Relazionale nel lavoro con gli adolescenti, ha il vantaggio di farli sentire attivamente coinvolti in un percorso, anziché trattarli come soggetti passivi o peggio come i “portatori di un problema“.

L’obiettivo della terapia o dei percorsi che propongo per l’educazione dei figli a Torino infatti sarà: non solo comprendere le problematiche relazionali del ragazzo, ma metterle in rapporto con le dinamiche familiari che possono essere alla base del disagio dell’adolescente e del sistema intero.

Alla luce di queste considerazioni, in questa specifica situazione, ho lavorato con Federico sull’elaborazione e il contenimento della sua rabbia, ma anche insieme ai genitori per migliorare il loro modo di “fare squadra” nel approcciare le difficoltà di relazione con il figlio, allo scopo di rafforzare la loro autorità genitoriale.
Infine ho lavorato insieme all’intero nucleo, per migliorare complessivamente il loro modo di interagire e comunicare.

Rapporto Genitori-Figli

“Tutte le famiglie felici si assomigliano tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”.

Lev Tolstoj

Chiara aveva quattordici anni quando i genitori le avevano dichiarato il loro proposito di separarsi. Da allora aveva cominciato ad accusare attacchi di panico che interferivano pesantemente con la sua vita scolastica e di relazione. Spaventati per lo stato di salute della figlia, i genitori avevano deciso di rimandare momentaneamente la separazione, ma la convivenza forzata sfociava spesso in violenti litigi. La situazione era piuttosto critica, così mi contattarono per lavorare sul loro rapporto genitori figli.

Sintomi ansiosi, come quelli di Chiara – così come anche stati depressivi, disturbi psicosomatici e altre manifestazioni di disagio – spesso affondano le loro radici e si alimentano all’interno dei contesti relazionali dentro ai quali viviamo, primo tra tutti la famiglia, motivo per cui non possono essere compresi e trattati solo in un’ottica individuale. Spesso tali manifestazioni, prima di essere l’espressione del disagio del singolo, sono il sintomo di una sofferenza o di una disfunzione del sistema familiare. Nel caso di Chiara il sintomo ansioso svolgeva, su un piano inconscio, una duplice funzione: esprimere il disagio della ragazza e del sistema-famiglia per la separazione imminente e, congiuntamente, svolgeva una funzione omeostatica (di equilibrio) sul sistema stesso, cercando di impedire la separazione.

I genitori sono costretti a rimanere insieme quanto meno nella preoccupazione verso il sintomo della figlia… In una situazione come questa un intervento individuale su Chiara avrebbe agito sui suoi sintomi, ma non sulle dinamiche relazionali e sulle cause che erano alla base del sintomo. Chiara non avrebbe mai potuto “rinunciare” al sintomo perché era ciò che le permetteva di tenere ancora unita la sua famiglia, motivo per cui inconsciamente lo riproduceva.

Nel lavorare sul rapporto genitori figli è stato possibile agire a un duplice livello:

  • Su Chiara: per aiutarla a elaborare il dolore per la separazione, esplicitando il suo disagio senza ricorrere al sintomo;
  • Sul sistema–famiglia: per gestire meglio dal punto di vista comunicativo e relazionale questo difficile periodo di transizione, limitando il più possibile le conflittualità.